venerdì 20 marzo 2015

Verena D'Alessandro presenta i suoi lavori alla galleria “Preferiti” di Roma



Paesaggi irreali, costrutti mentali di periferie urbane, visioni utopiche. L'artista immagina e dipinge la realtà che ci circonda


(testo Rosa Orsini)
Verena d'Alessandro, fotografa e pittrice romana, ha deciso di presentare i suoi lavori incentrati sulle periferie suburbane alla galleria “Preferiti” di Roma nella bipersonale intitolata “Città nude”. In programmazione fino alla fine di marzo, la mostra, curata dalla gallerista Carla Mazzoni, si profila come un attento accostamento di due generi pittorici che mette a confronto il modo di rappresentare il paesaggio urbano spogliandolo dell'elemento umano.
Pertanto le città nella loro diversa declinazione artistica assumono un'identità personale e distinta, un'intima accezione all'espressione visiva concepita dal singolo artista. Se da un lato i paesaggi classici della Roma barocca, che emergono dai riverberi di luce e dai tramonti color pastello dipinti da Sandro Bini, cullano il nostro animo romantico, dall'altro le atmosfere cupe e silenziose della periferia suburbana, irreale ed idealizzata, riprodotta intorno agli snodi ferroviari, le cisterne e i viadotti che abitano le periferie, si presentano come tele di forte impatto visivo, dalle tonalità intense e a volte inquietanti. Sono queste le opere di Verena d'Alessandro.
Verena d'Alessandro è un'artista che ha sperimentato nel corso della sua carriera varie fasi creative, partendo dalla fotografia reportagistica per giungere ai linguaggi espressivi della pittura ad olio, magistralmente stesa con l'uso della spatola. Una tecnica a cui è approdata, casualmente, dopo avere provato la tempera e l'acrilico, e che ritiene più consona al suo modo di dipingere, al suo stile e alla sua indole. L'influenza di Hopper, pittore al quale guarda con ammirazione, (“i nottambuli” è uno dei suoi quadri preferiti) contamina le sue prime opere figurative che risentono ancora dell'approccio accademico. I piccoli ritratti di persone in azione, colti inizialmente da uno scatto fotografico, hanno poi lasciato il posto alle vedute paesaggistiche informali ed irreali degli ultimi anni. La solitudine e una malinconia di fondo connotano i suoi lavori, dove l'uso del colore è sfumato, spesso ridotto alla scelta di poche nuances tonali, ad una tricomia sapientemente mescolata che riesce appieno a produrre l'effetto visivo di un'atmosfera ovattata e silenziosa, di un luogo ideale e irreale “per certi versi sacro e solenne”.
Forte quindi dell'esperienza come pittrice e fotografa, a cui ha affiancato l'attività didattica come docente universitario, e di una solida formazione raggiunta approfondendo studi umanistici, dalla facoltà di Lettere Moderne alla Sapienza alla specializzazione in Sociologia dell'Arte e della Cultura all'Ecole des Hautes Etudes di Paris, oggi Verena d'Alessandro ha raggiunto appieno quella maturità artistica che ritroviamo nei suoi lavori e da cui emerge una grafia fluida e nitida che contraddistingue il suo stile, come la contraddistingue la scelta dei paesaggi come soggetto preferito. I suoi lavori sono frutto di una singolare capacità rielaborativa dei luoghi della sua memoria nonché di quella collettiva, creata dalle sedimentazioni mediatiche, che rievoca attraverso un approccio immaginifico. 
L'intento dell'artista è quello di rimandare alle atmosfere tipiche di un luogo reale, seppur irreale nella declinazione artistica, senza ricercare, tramite una riproduzione precisa e particolareggiata, la verosomiglianza dello stesso; di riuscire quindi a cogliere l'atmosfera che immagina essere tipica di quel paesaggio in maniera molto sintetica, senza attenzione al dettaglio. La pittura della d'Alessandro non aspira a farsi riproduttrice fedele della realtà bensì a trasmettere emozioni, seppur a volte forti e inquietanti, purché capaci di dare quel fremito emotivo a chi le osserva. I suoi paesaggi, dove il silenzio trionfa imperante, dove l'assenza dell'uomo è fortemente voluto, sono finestre su orizzonti sconfinati, visioni immaginarie di larghe distese di ghiaccio, di vette innevate che sovrastano la landa brunita; sono evocativi di luoghi, rimandano a immagini dai tratti quasi metafisici, che oscillano tra realtà e fantasia (citiamo Bianco neve e Ai piedi del gigante realizzati del 2013, Scioglimento dei ghiacciai del 2014). 
Paesaggi irreali, quindi, costrutti mentali e visioni u-topiche, che si pongono al limite tra reale e irreale. Così come sono irreali i paesaggi ritratti nei quadri presentati in quest'ultima mostra i quali, seppur dedicati alla periferia urbana e suburbana (Entrando in città e Agglomerato suburbano del 2007, Tempo nero sull'autostrada del 2008), contengono i caratteri ricorrenti della suo linguaggio pittorico, come l'elemento immaginifico, che fa del paesaggio un luogo idealizzato, nonché il silenzio e la desolazione, anche se qui la pittura assume tinte più cupe. Alla costante presenza di una vena malinconica si aggiunge una critica al progresso industriale che modifica e distrugge, deturpando le città con elementi architettonici antiestetici, caratterista della nostra contemporaneità che tutto toglie e nulla aggiunge alla primitiva bellezza dei luoghi.

Nessun commento:

Posta un commento